INFOGRAFICA – Software Defined Networking: ambiti di applicazione, freni e impatto sulla funzione IT

Apr 20, 2017
 

di Federica Mazzocchi, Senior Analyst di Sirmi

 

 

 

 

Nel mese di aprile NetConsulting cube ha lanciato una web survey rivolta ai professionisti dell’IT di aziende di medie e grandi dimensioni sul tema Software Defined Networking. L’indagine ha avuto come obiettivo di rilevare le aree di applicazione attesa dell’architettura SDN, i principali freni alla sua adozione e l’impatto atteso sui ruoli all’interno della funzione IT.Vediamo come hanno risposto i partecipanti all’indagine.

 

Per il data center, ma anche nelle filiali e sulla WAN

Il modello SDN è applicabile ai data center, ma anche alle filiali e alla rete geografica (WAN). Gli intervistati se ne avvarrebbero principalmente a livello di data center (56%), ma colgono la sua utilità anche per le reti WAN (28%) e per le reti delle filiali o degli uffici distaccati (20%).

L’SDN viene dunque interpretata innanzitutto come un’opportunità per realizzare una nuova generazione di data center sempre più intelligenti, altamente performanti e veloci, ma anche capaci di adattarsi all’obbligo di contenere i costi; allo stesso tempo, come dimostra la survey, c’è un interesse crescente per l’applicazione del modello SDN alle reti WAN, per le quali si sta facendo strada la tecnologia SD-WAN, che permette di passare da reti Mpls alla rete Internet, più economica e connessa direttamente al Cloud.

 

Tante potenzialità, ma anche diversi freni

Per quanto riguarda i freni all’adozione dell’SDN, le aziende intervistate segnalano in particolare problemi di integrazione e gestione (35%) e problemi di interoperabilità (30%).

L’adozione del Software Defined Networking richiede un investimento iniziale importante a sostegno della revisione della rete così da farla evolvere dal modello tradizione a quello predisposto per il “software defined”, oltre che per l’acquisto di dispositivi di rete adatti alla nuova architettura. Ciò giustifica la possibilità che il passaggio al modello SDN “puro” non sia immediato, preferendo le aziende procedere step by step, grazie a reti ibride che continuano ad operare in modo tradizionale, ma sono in grado di usare l’SDN per offrire funzionalità aggiuntive.

La mancanza di standardizzazione – sia per gli aspetti architetturali sia per quelli di interfaccia verso le applicazioni e tra diverse reti SDN – limita l’interoperabilità e costituisce un freno per il 23% degli intervistati. I Vendor si devono dunque impegnare nel garantire la scalabilità e l’interoperabilità delle proprie soluzioni che, per suscitare l’interesse delle aziende, devono essere in grado di indirizzare device multivendor e multipiattaforma.

Il 28% delle aziende segnala come freno la mancanza di casi aziendali convincenti da prendere a modello. Si percepisce chiaramente una certa diffidenza verso il nuovo e si rileva il timore che il modello SDN possa disattendere le aspettative, non permettendo alle reti aziendali di essere realmente intelligenti, agili, con una forte componente di automazione e allo stesso tempo semplici, sicure e scalabili. E’ quindi necessario che gli operatori dell’Offerta – siano Carrier, Service Provider, fornitori di Soluzioni o System Integrator – procedano ad un’importante opera di informazione e formazione sia verso la funzione IT sia verso il Top Management, al fine di far comprendere bene i benefici del Software Defined Networking.

Come evidenzia il 25% degli intervistati, con il modello SDN emergono anche nuove vulnerabilità, che rendono necessari approcci alla sicurezza più sofisticati.

 

L’impatto atteso dell’architettura SDN sull’organizzazione del lavoro dei tecnologi

Le aziende intervistate sono dell’idea che l’adozione dell’architettura SDN possa impattare sull’organizzazione del lavoro della struttura aziendale impegnata nella gestione della rete e delle infrastrutture IT: l’impatto viene giudicato significativo dal 48% degli intervistati, poco significativo dal 22% e nullo per il 7%. È solo il 10% degli intervistati ad attendersi un impatto molto importante, mentre il 23% non si esprime in merito. Pur mostrando una certa difficoltà nel quantificare il possibile impatto, gli intervistati si dimostrano consapevoli delle inevitabili ricadute su ruoli e attività.

CONDIVIDI L'ARTICOLO SUI SOCIAL

Comments are closed.