Quanto è rilevante il fenomeno dell’esternalizzazione del Data Center?

Mag 30, 2016
 

di Federica Mazzocchi, Senior Analyst di Sirmi

 

Nel mese di maggio NetConsulting cube ha lanciato una Web Survey rivolta ai CIO e ai Responsabili delle Infrastrutture di Data Center di aziende di medie e grandi dimensioni appartenenti ai settori Finance, Industria, Distribuzione e Servizi, con l’obiettivo di capire quanto è diffusa la propensione ad esternalizzare il Data Center e la tipologia di progetti infrastrutturali previsti nel corso del 2016.

Dall’indagine emerge (Figura 1) che è il 35% delle aziende a ricorrere già oggi ad una qualche forma di esternalizzazione del Data Center, mentre il 7% prevede di servirsene; la maggioranza delle imprese intervistate (il 58%) preferisce invece mantenere Il Data Center all’interno della propria organizzazione. Ovviamente queste percentuali cambiano da un settore all’altro, con la Distribuzione che si avvale dei servizi di un Service Provider nel 45% dei casi, destinati ad arrivare al 50% in prospettiva, mentre al contrario il settore Finance si distingue per la minor propensione ad esternalizzare il Data Center.

Il ricorso all’esternalizzazione non implica necessariamente lo smantellamento del Data Center proprietario; al contrario è in crescita il numero delle aziende che decidono di ricorrere ai servizi di un Service Provider per ampliare o sostituire parte del proprio data center, per avviare nuovi progetti o per gestire dei servizi IT senza dover sostenere investimenti di tipo Capex.

Indagando la modalità attraverso cui si realizza l’esternalizzazione del Data Center, si scopre (Figura 2) che prevale l’orientamento a trasferire fisicamente il parco macchine presso il Data Center di un Service Provider (67% dei casi), mentre il 22% delle Aziende preferisce fare ricorso ai Cloud Services e l’11% opta per un’esternalizzazione “ibrida”, che mira a trarre beneficio da entrambe le soluzioni. Chi non ricorre a servizi di Outsourcing si avvale di servizi di data center e in particolare di servizi di co-location, che consentono di ammortizzare gli investimenti pregressi e di mantenere il pieno controllo dell’IT, avvantaggiandosi allo stesso tempo delle caratteristiche di sicurezza, affidabilità ed efficienza tipici dei Data Center realizzati dai maggiori Service Provider.

Distinguendo i casi attuali di esternalizzazione da quelli solo previsti emerge il progressivo maggior peso dei servizi Cloud, che ormai suscitano poca diffidenza: si tende ancora a realizzare i primi investimenti in servizi IaaS per ambienti di test o per singoli progetti, ma si prosegue spostando step by step alcune applicazioni, uno o più processi e infine interi Data Center; la scelta è guidata dalla possibilità di liberarsi della complessità dell’IT, di guadagnare flessibilità e velocità nella messa in produzione di nuovi servizi IT utili all’azienda nel processo di Digital Transformation e con un impatto importante sulla sua capacità di innovare. Se oltre ai Cloud Service considerassimo anche le piattaforme di Private Cloud realizzate presso i Data Center aziendali, in house o in co-location presso un Service Provider, il livello di diffusione di questo nuovo paradigma dell’IT sarebbe ancor più elevato.

Un altro aspetto che è stato oggetto di analisi riguarda le aree del Data Center sulle quali le aziende hanno già investito e quelle sulle quali intendono procedere nel corso del 2016. Focalizzando l’attenzione sugli investimenti già realizzati (Figura 3), emerge la forte attenzione al tema della Business Continuity, che ha indotto il 56% delle Aziende a dotarsi di una soluzione di Disaster Recovery e il 77% delle stesse ad acquisire una soluzione di Backup. Molto diffuso è anche il ricorso a soluzioni di Virtualization e Consolidation finalizzate a ridurre la complessità del Data Center, massimizzandone allo stesso tempo la produttività: la virtualizzazione dello storage è stata adottata dal 56% delle Aziende, mentre progetti di Server e Storage Consolidation sono stati implementati in oltre il 53% delle Organizzazioni esaminate.

Passando dall’analisi degli investimenti già realizzati a quelli attesi nel corso del 2016, la Web Survey evidenzia (Figura 4) che il 73% dei progetti IT riguarderà la componente infrastrutturale del sistema Informativo – il Data Center- , mentre il 27% si concentrerà sulla componente software applicativa, in particolare nelle aree ERP e Vendite.

Tra i progetti attinenti al Data Center, una quota consistente (il 44%) sarà finalizzata al rinnovamento e all’efficientamento dell’infrastruttura, il 17% riguarderà l’esternalizzazione del Data Center (compreso il passaggio da una forma di esternalizzazione all’altra), mentre il 39% la Business Continuity.

Tra i progetti finalizzati a rendere più efficiente il Data Center si distinguono quelli che prevedono interventi o ulteriori interventi di consolidamento e virtualizzazione delle risorse, che rappresentano il 28,3% del totale dei progetti IT attesi; al riguardo è da segnalare il crescente interesse per le soluzioni di Software Defined Data Center (applicabili alle risorse di computing, storage e networking) che “scollegano” l’intelligenza dell’IT dalle risorse hardware, fanno coesistere e mettono a fattor comune le infrastrutture a parco e i servizi Cloud, avvantaggiando l’Azienda in termini di libertà e flessibilità nell’uso delle risorse disponibili; non solo, sono queste delle soluzioni che mettono a disposizione delle Imprese un’intelligenza capace di anticipare le esigenze IT prima ancora che si manifestino, dimostrando che se l’IT è da considerarsi una commodity, così come ci raccontano i sostenitori del Cloud Computing, allora è una commodity capace di autoalimentarsi perché intelligente.

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