Legge di Stabilità 2016: in arrivo la normativa sullo Smart Working

Ott 26, 2015
 

di Diego Pandolfi, Analyst di NetConsulting cube

 

 

Alcune settimane fa, Maurizio Sacconi, Presidente della Commissione Lavoro del Senato, ha sottolineato l’importanza che anche nel nostro Paese riveste il tema dello Smart Working. Sacconi, intervenuto durante l’inaugurazione della nuova sede di Roma di American Express, una delle prime in Europa progettata in ottica Smart Working, ha sottolineato infatti la necessità di introdurre strumenti normativi adeguati a supporto di queste nuove modalità di lavoro, incentrate maggiormente sul raggiungimento degli obiettivi e non più esclusivamente sulla presenza fisica in azienda o su orari di lavoro rigidi.

In Italia sono già presenti alcuni strumenti normativi che prevedono l’introduzione di nuove tecnologie e nuovi modelli organizzativi nel sistema “lavoro”, come – ad esempio – l’articolo 8 del Dl  138/2011, poi convertito nella legge 148/2011, che sostiene la contrattazione collettiva di prossimità. Alla Camera è stata inoltre presentata nel 2014 una proposta di legge contenente “Norme finalizzate alla promozione di forme flessibili e semplificate di telelavoro”, che definisce lo Smart Working come una prestazione di lavoro subordinato che si svolge al di fuori dei locali aziendali, per un orario medio annuale inferiore al 50 per cento dell’orario di lavoro normale (se non diversamente pattuito), con l’eventuale utilizzo di strumenti informatici e/o telematici per lo svolgimento dell’attività e in assenza dell’obbligo di utilizzare una postazione fissa durante i periodi di lavoro svolti al di fuori dei locali aziendali. In queste norme viene regolamentata la fornitura degli strumenti informatici usati dal lavoratore in remoto, il trattamento economico (che non può essere inferiore a quello previsto per gli altri lavoratori subordinati a parità di mansioni), il riconoscimento degli incentivi di carattere fiscale e contributivo, il tema della protezione dei dati e della sicurezza sul lavoro.

Con il decollo dei progetti di Smart Working presso le aziende italiane, oggi si rende quanto mai necessaria l’introduzione di norme nazionali che regolino le nuove modalità di lavoro. Allo stato attuale, il Parlamento si appresta a discutere un disegno di legge, collegato alla legge di Stabilità, che ha l’obiettivo di regolarizzare lo Smart Working presso aziende pubbliche e private, disciplinandone in nove articoli gli aspetti salienti tra cui diritti, privacy, infortuni e retribuzione. L’intenzione è quella di dare una definizione di questa forma di lavoro che si colloca a metà strada tra il telelavoro e l’attività tradizionale, chiarendo che rientrano in tale fattispecie le prestazioni rese solo in parte all’interno dei locali aziendali e con i soli vincoli di orario massimo derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva, anche mediante l’utilizzo di strumenti tecnologici.

Resta da vedere come la proposta verrà recepita dal Governo italiano e come questa si integrerà all’interno del Jobs Act; è indubbio però che il nostro Paese stia facendo enormi passi avanti nel colmare quel vuoto normativo che caratterizzava lo Smart Working, mettendo aziende e lavoratori nelle condizioni di poter operare in una logica innovativa, flessibile e produttiva, necessaria in un’economia digitale.

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