Le competenze digitali in Italia: quali gap nelle Aziende e nella Pubblica Amministrazione?

Feb 25, 2016
 

I nuovi trend – Mobile, Big Data, IoT, Cloud Computing, Social – stanno cambiando fortemente il modo di fare business e il vivere quotidiano. Imprese e organizzazioni pubbliche sono chiamate a promuovere un cambiamento culturale oltre che tecnologico, superando gli attuali gap e rinnovando le competenze oggi disponibili: questo il monito che discende dalla seconda edizione dell’Osservatorio delle competenze digitali promosso da Agid, Aica, Assinform, Assintel, Assinter e realizzato da NetConsulting cube.

La fotografia che emerge dall’0sservatorio, che ha utilizzato il framework europeo e-CF 3.0 come base di riferimento dell’analisi sul campo, mostra più ombre che luci: uno scenario consapevole dei gap da colmare ma che presenta diverse difficoltà e la mancanza di percorsi evolutivi ben definiti.

  1. Le competenze ICT rappresentano una criticità

Abbiamo chiesto ad aziende ed Enti quanto e come riuscissero a coprire le 5 macro-aree di competenze alla base del framework europeo e-CF (Plan, Build, Run, Enable, Manage) con le competenze oggi disponibili, e le criticità emerse non sono da sottovalutare, soprattutto nel sistema della domanda. Mancano soprattutto quelle competenze che definiscono, implementano e gestiscono il cambiamento: competenze di innovazione, di ideazione di piani di nuovi prodotti/servizi/business, di monitoraggio delle tendenze tecnologiche, nell’ambito dello sviluppo applicativo, capacità di supporto al cambiamento, competenze funzionali allo sviluppo di strategie, competenze necessarie al miglioramento dell’efficacia dei processi ICT verso il business, alla gestione del rischio e della qualità.

  1. I profili più critici da reperire per le Aziende

E’ difficile trovare CIO in tutto il sistema della domanda, e questo palesa un problema di guida e governance dei sistemi e della struttura ICT. Quali gli altri profili critici?

  • Esperti di security – Manager e Specialist – ovvero chi definisce una strategia di sicurezza e chi poi deve implementarla;
  • Business Information Manager e Business Analyst, figure in grado di gestire e valorizzare il patrimonio di dati e informazioni disponibili, e figure che sappiano analizzare i processi di business anticipandone, auspicabilmente, le esigenze;
  • Enterprise Architect che ridisegnino l’architettura dei sistemi secondo nuove logiche, la mantengano nel tempo facendola evolvere;
  • Digital Media Specialist in grado di sfruttare al meglio le potenzialità del Social.
  1. Le principali criticità nel reperire nuove competenze

Le ragioni che determinano una carenza di competenze e difficoltà di introduzione dei profili cosiddetti “critici” sono diverse e differenziate per target:

  • nelle aziende ICT è particolarmente sentito il mismatch tra la domanda di skill ICT specifiche e la disponibilità di queste skill tra i candidati, gap alimentato anche dal mondo della formazione che non riuscirebbe a soddisfare appieno le esigenze delle aziende attraverso gli attuali percorsi formativi;
  • nelle aziende utenti, vi è soprattutto un problema di disponibilità economiche che limitano l’accesso a risorse specializzate e qualificate;
  • nella Pubblica Amministrazione è il contesto normativo/regolatorio, da leggersi come blocco delle assunzioni, il principale limite al rinnovamento delle competenze.
  1. I canali più utilizzati per reperire nuove competenze
  • Le aziende ICT si affidano soprattutto al network professionale/personale, “mi fido di figure che conosco personalmente, magari appartenenti a società concorrenti o partner, ottimizzo in tal modo costi e tempi di ricerca”
  • Le aziende utenti di tecnologie sembrano seguire un approccio più strutturato, e anche più oneroso, affidandosi, più di altre, a società e agenzie esterne;
  • Nella Pubblica Amministrazione è il concorso che fa da padrone.
  1. I percorsi più utilizzati per l’evoluzione delle competenze già presenti

E’ possibile un’evoluzione delle competenze già presenti in azienda? Se l’introduzione di nuove risorse dall’esterno pone un problema di costi oltre che di riallocazione di risorse interne, con la formazione che le aziende erogano ai propri dipendenti, in questa fase, certo non si garantisce alle risorse quella crescita necessaria a indirizzare il cambiamento già in atto. Per due ragioni: la formazione si fa soprattutto sul campo, le giornate medie di formazione, per dipendente in un anno, sono veramente poche: 6,2 nelle aziende ICT; 3,1 nelle Aziende Utenti; 4,5 nella PAC e 4,1 nella PAL.

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