La Digital Transformation delle Aziende passa attraverso la Rete

Apr 20, 2017
 

di Federica Mazzocchi, Senior Analyst di Sirmi

 

 

 

Il futuro delle reti aziendali passa da un modello statico ad uno dinamico, dall’Intelligenza centralizzata alla sua diffusione sulla Rete

Si parla tanto di Digital Transformation, e questa oggi più che mai è da intendersi anche a livello di infrastrutture di rete.

E’ infatti sempre più sentita da parte delle Aziende l’esigenza di far evolvere le proprie reti tradizionali così da garantirsi non solo connettività veloce e affidabile, ma anche ulteriori vantaggi tra i quali la riduzione dei tempi di implementazione delle nuove iniziative IT, la possibilità di sfruttare al meglio le opportunità offerte dal Cloud e dalla virtualizzazione, la moltiplicazione sicura e controllata delle opportunità di accesso alle applicazioni aziendali, ovunque esse siano e con qualunque dispositivo, un maggior livello di sicurezza delle informazioni a fronte della crescita continua delle minacce.

E’ interesse dei responsabili IT, ma anche del Top Management, procedere all’adozione di tecnologie utili a far eseguire le funzioni di rete più velocemente e in modo automatico, con sistemi predittivi e adattivi, a vantaggio della flessibilità dell’IT e conseguentemente delle performance aziendali. Non solo, è importante che la rete si adatti al mutare dell’architettura del data center, potendo estendere i servizi di rete a un insieme eterogeneo di piattaforme nelle filiali, nei centri di colocation e nel Cloud pubblico; si tratta, in altre parole, di trasformare da statico in dinamico il perimetro della rete.

Allo stesso tempo è un must per tutte le aziende garantire agli utenti un accesso ai contenuti aziendali da qualunque luogo, in ogni momento e con qualsiasi dispositivo, fatto questo che comporta un inevitabile aumento delle attività di controllo, di verifica delle conformità e della sicurezza della rete e dei devices a questa collegati. Se poi ad essere connessi in rete sono non solo i devices degli utenti ma anche oggetti intelligenti che sfruttano la tecnologia IoT, si rende necessario estendere anche a loro le opportune attività di controllo e sicurezza.

La security è da anni un tema caldo, che rispetto al passato richiede un approccio nuovo: la diffusione dei servizi Cloud, il fenomeno BYOD e la diffusione dell’IoT determinano uno scenario di minacce in continua evoluzione e richiedono che la sicurezza venga incorporata all’interno della rete a tutti i livelli e che si adatti dinamicamente alle nuove minacce, con un approccio totalmente automatizzato.

Alla base della trasformazione delle reti aziendali si colloca oggi la separazione dell’Hardware dal Software ed il ricorso combinato all’architettura SDN (Software Defined Networking) e alla virtualizzazione delle funzioni di rete (NFV). La tecnologia NFV disaccoppia le funzioni di rete dai dispositivi di rete e crea istanze virtualizzate implementandole su hardware generici, mentre l’architettura SDN sfrutta le funzionalità di controllo del software per automatizzare le principali funzioni di rete, orchestrando i dispositivi di networking sia fisici che virtuali, e migliora la programmabilità di qualsiasi parte della rete e la sua visibilità, oltre a ridurne i costi operativi.

Combinando il modello architetturale SDN alla virtualizzazione delle funzioni di rete, le aziende riescono a fare proprio un modello di rete dinamico e flessibile, in grado di adattarsi ai cambiamenti senza richiedere grossi sforzi di manutenzione o l’installazione di ulteriore hardware. La virtualizzazione offre infatti di per sé molti benefici, che si moltiplicano quando si aggiunge la capacità SDN di automatizzare e gestire i cicli di vita delle risorse di rete. Infatti la tecnologia SDN consente il provisioning automatizzato delle reti virtuali e abilita un più facile e rapido deployment dei servizi di rete, al fine di sostenere nuove macchine virtuali.

Grazie all’architettura SDN, la rete può adattarsi alle esigenze di business in modo dinamico e diventa un importante fattore competitivo in quanto permette alle aziende di preoccuparsi meno dell’hardware e di focalizzarsi sui servizi e sullo sviluppo di applicazioni. Con le SDN è possibile ottenere reti programmabili, scalabili e più agili, migliorando il time-to-market e riducendo i costi operativi.

Il mercato del Software Defined Networking appare destinato ad una crescita importante nei prossimi anni, sia in ambienti Carrier sia in ambienti aziendali. Sembra inoltre ad un punto di svolta, come dimostra il fermento in essere nei fornitori tradizionali di networking, nelle startup orientate alle TLC, nei Carrier e nei Service Provider, come nelle aziende dotate di grandi data center e che si propongono di fare proprio il modello Software-Defined Data Center in cui tutte le componenti del data center – capacità di elaborazione, networking, storage e sicurezza – vengono astratte e distribuite sotto forma di software automatizzato basato su policy. Si tratta tuttavia di un mercato che in Italia si colloca ancora nella fase iniziale di adozione, in quanto sono ancora relativamente poche le reti aziendali capaci di supportare un approccio software-defined.

Puntando lo sguardo al futuro, è il caso di fare un ulteriore passo in avanti sul tema dell’evoluzione della Rete, in quanto lo scenario che si sta delineando prevede un cambiamento del ruolo stesso della Rete, che può essere interpretata come una piattaforma dedicata non solo al trasporto, in quanto dotata di intelligenza diffusa.

Si fa riferimento all’impatto del Fog Computing o Edge Computing, un paradigma di computing che estende i servizi Cloud verso la periferia (cioè l’edge) della rete, per avvicinarli il più possibile agli utenti finali. Più esattamente con “fog” si intende una infrastruttura di calcolo che estende la capacità di calcolo – e di conseguenza le applicazioni di data analytics – al livello edge delle reti.

Il Fog Computing è considerato il paradigma di elezione per l’Internet of Things, che vede sempre più oggetti interconnessi a Internet, ognuno col proprio indirizzo IP al fine di poter scambiare dati da elaborare e analizzare, a volta anche di notevole entità in termini dimensionali. Permette ad esempio ai router e ai dispositivi di networking locali di processare in locale la maggior parte dei dati provenienti dagli oggetti o dai device emittenti, almeno fin tanto che non sia richiesta una potenza computazionale o un’allerta tale da dover far intervenire i server presenti nel Cloud. In questo modo si riducono le latenze che impediscono l’esecuzione di applicazioni che richiedono tempistiche vicine al real-time e che generano un alto traffico di dati.

L’IoT richiede spesso un network veloce, capace di fornire connessioni end-to-end e risposte in real-time; si pensi alle continue disconnessioni e riconnessioni da parte dei dispositivi, ma anche alle notifiche relative ad un disastro o ad un imminente collasso del sistema. In molte situazione, soprattutto dettate dal sovraccarico delle comunicazioni nelle reti, queste esigenze non sono garantite dal Cloud, che gestisce dati e applicazioni con tempistiche diverse da quelle dettate dalle esigenze di reattività real-time di cui l’IoT ha bisogno.

Con il Fog Computing si crea un’infrastruttura di calcolo distribuita, da non contrapporre, ma piuttosto integrare a quella centralizzata del Cloud, dando vita ad un modello di computing completamente nuovo, l’Osmotic Computing.

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