Intervista a Layla Pavone – Amministratore Delegato per l’Industry Innovation in Digital Magics

Lug 26, 2016
 

di Michela Aliazzo, Analyst di NetConsulting cube

 

 

 

 

  1. Chi è Digital Magics, quando è nata e come supporta le startup italiane?

Digital Magics è un business incubator presente sul mercato Italiano dell’innovazione sin dal 2008.

Dal 2013 è quotato su AIM Italia e oggi è guidato da un team di professionisti che vanta nel complesso oltre 300 anni di esperienza nel digital.

Il ruolo principe è quello di business incubator di startup e scaleup digitali che Digital Magics affianca nei percorsi di sviluppo del loro business, assolvendo alla funzione di mentor e accompagnando le realtà incubate nel percorso di crescita imprenditoriale dalla fase early stage fino alla strutturazione di un’azienda pronta per proporsi al mercato.

Digital Magics opera secondo il modello del “work for equity”: il ruolo di sostegno alle iniziative imprenditoriali si traduce in un percorso di affiancamento in termini di mentorship, di accelerazione (che dura mediamente 6 mesi), di costruzione e sviluppo della società (a partire dalla logistica, amministrazione, servizi legali, ecc…), del suo modello di business, della strategia commerciale, dello sviluppo tecnologico (quando necessario), della definizione della più adeguata strategia di marketing e comunicazione, dello sviluppo commerciale attraverso la nostra rete di relazioni, della sua relazione con il mondo del VC e del mercato più in generale per la parte di fund raising.

 

  1. Ad oggi quante startup avete in portafoglio e in quale ambito di offerta sono focalizzate?

Ad oggi Digital Magics eroga servizi ad elevato valore aggiunto a 60 realtà incubate che operano in 7 settori specifici del digital (e che rispecchiano le nostre competenze). Le aree di attività in cui operano le aziende da noi incubate sono: Digital Media, Digital Marketing & Communication, Internet of Things, Fintech, E-commerce, Traveltech e il più trasversale B2B Tech.

Particolare attenzione abbiamo da sempre riservato al comparto del Made in Italy, e quindi allo sviluppo di servizi digitali in quei settori che caratterizzano il mercato produttivo italiano (Design, Fashion, Food e Turismo).

Accanto a questi settori tecnologici in cui Digital Magics è specializzata da molti anni, abbiamo da poco dato vita ad altri 2 cluster ad elevato potenziale di sviluppo sia in Italia che a livello internazionale, quali HealthTech ed EnergyTech.

Nel 2015 Digital Magics ha incubato nel suo portfolio 11 nuove startup rispetto al 2014 e ha supportato le startup attraverso nuovi investimenti diretti e indiretti pari a circa 9,8 milioni di €. Il fatturato aggregato dell’intero portfolio ha raggiunto i 32,5 milioni di €.

Il piano di crescita 2016 – 2018 si pone come obiettivi il raggiungimento di 100 realtà incubate e un fatturato aggregato di 100 milioni di €.

  1. Quali sono gli sviluppi più recenti della vostra offerta e quali i benefici registrati dalle startup stesse?

Nel corso degli ultimi anni Digital Magics ha rafforzato la propria capacità progettuale e di networking per offrire alle startup ed alle aziende l’opportunità di lavorare in sinergia, facendo innovazione attraverso l’innesco di un circolo virtuoso che si traduce in un programma strutturato ed un relativo modello operativo di Open Innovation.

I nostri programmi di Open Innovation si traducono nella comprensione e condivisione con le aziende dei loro need ovvero delle aree nelle quali vi è necessità di fare innovazione (di processo, di prodotto, di servizi, ecc…) e proseguono con un’attività di project management che va nella direzione di individuare quei team, quei progetti, quelle startup, quelle PMI innovative che grazie alle nostre conoscenze e competenze in termini di scouting, possano supportare e accelerare i processi innovativi e di “change management” delle aziende stesse.

Tali programmi richiedono anche la necessaria formazione lato startup dal punto di vista del linguaggio del business, per cui il nostro lavoro è anche quello di “mediatori culturali” per permettere loro di interfacciarsi col mondo corporate. Lato azienda in maniera speculare creiamo le basi per coltivare l’attitudine all’innovazione.

Da qui la stretta collaborazione con Talent Garden (di cui deteniamo il 28% del Capitale Sociale) e in particolare con TAG Innovation School: la scuola, dedicata all’innovazione digitale che eroga programmi di formazione, bootcamp, master e programmi di executive education per privati e aziende. In sostanza l’obiettivo principale dei nostri programmi di Open Innovation è quello di supportare l’innovazione delle aziende italiane facilitando i processi di comunicazione e interazione con il mondo dell’innovazione ovvero con l’ecosistema delle startup.

Altra evoluzione a sostegno della nuova imprenditoria digital in Italia, che abbiamo avviato da anni e stiamo perseguendo con costanza, è l’apertura di diverse sedi Digital Magics a livello territoriale: ad oggi siamo presenti a Milano, Padova, Roma, Napoli, Bari e Palermo.

La nostra strategia capillare sul territorio ha l’obiettivo di facilitare lo sviluppo delle startup nel loro ambiente di ideazione, ovvero nell’humus dove l’idea è stata concepita ed ha senso che si evolva, soprattutto in quelle situazioni in cui la startup ha sviluppato un progetto di strettissima pertinenza con il territorio di riferimento (penso ai distretti manifatturieri italiani ad esempio).

  1. Per concludere, come a suo avviso si è evoluto l’ecosistema delle Startup in Italia e quali sono i modelli di ecosistema di Startup in Europa che considerate Best Practice a cui il nostro Paese dovrebbe ispirarsi?

L’Europa offre interessanti modelli di eccellenza, si pensi agli ecosistemi di innovazione ospitati da Berlino o da Londra, ma l’Italia non è da meno in termini di vivacità, di competenza e di capacità creativa e inventiva.

Il tema vero è legato al cambiamento culturale che riguarda le persone in generale e il mondo delle imprese: il nostro Paese ha bisogno che i modelli legati all’innovazione crescano velocemente. È necessario che i concetti legati alla gestione “Lean” delle imprese, all’apertura verso l’esterno, alla possibilità di vedere le altre aziende non più come competitor ma come possibili alleati per essere più forti nell’arena globale, alla capacità di fare tesoro degli errori interpretandoli non più come ostacoli bensì come punti di ripartenza, diventino modelli culturali e di business sempre più adottati dalle aziende italiane.

Il mio pensiero è che dal punto di vista delle competenze e degli strumenti non ci manchi nulla, quello che manca è un ambiente circostante (sia pubblico che privato) che abbia un atteggiamento di maggior apertura nei confronti dell’ecosistema delle startup. In questo ragionamento includo anche il mondo del venture capital italiano che ancora oggi non ha dimostrato il potenziale che ha in dote.

Pensiamo inoltre che molte recenti ricerche analizzano e sostengono il fatto che se vi fossero maggiori politiche a sostegno delle startup o imprese innovative in termini di investimenti consentirebbero una crescita di 2 punti percentuali del PIL del nostro Paese. Proprio qualche mese fa abbiamo lavorato molto per creare un “Libro Bianco”, aperto a tutti gli attori dell’ecosistema e indirizzato alle istituzioni, in cui abbiamo elaborato 8 proposte concrete per dare nuovo vigore al sistema dell’innovazione in Italia e per promuovere un’azione politica mirata a favore delle startup digitali e delle loro potenzialità.

Il White Paper di Digital Magics per le startup è disponibile sul nostro sito: www.digitalmagics.com

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