Le principali sfide della Sanità in termini di Innovazione Digitale

Nov 22, 2017
 

Intervista a Claudio Caccia, Presidente Onorario di AISIS

 

Dott Caccia, quali sono secondo Lei le principali sfide che la Sanità deve affrontare in termini di Innovazione Digitale?

Intravvedo tre trend principali che impatteranno sulla Sanità:

  • Il primo è legato a nuove soluzioni tecnologiche, che si possono articolare in tre aree:
  • un primo gruppo di soluzioni tecnologiche/organizzative: IoT, wearable e mobile health;
  • un secondo gruppo di soluzioni legate al mondo dei Big Data, Intelligenza artificiale e Machine learning in Sanità (Watson, Cortana, GoogleX …);
  • un terzo gruppo, legato a robotica e nanotecnologie, che comprende anche il tema del printing 3 e 4D.
  • Il secondo trend è legato al mondo dei “social”, con particolare riferimento a servizi e soluzioni orientati a garantire nuovi servizi ai cittadini (virtual information, virtual distribution, virtual transaction, virtual communication space, …) ed a servizi di network social analysis orientati a costruire mappe dei processi di collaborazione nelle aziende al fine del loro utilizzo per migliorare l’erogazione dei servizi.
  • Il terzo trend è legato al profondo cambiamento nella Sanità italiana, sia nelle strutture di offerta tramite la revisione dell’assetto-istituzionale e organizzativo dei diversi Sistemi sanitari regionali (Lombardia, Veneto, Sardegna, Toscana, Emilia-Romagna, …) e del conseguente cambio di ruolo della funzione ICT nelle aziende sanitarie, sia nella struttura di finanziamento del SSN, dove quote sempre maggiori di prestazioni vengono erogate dalla Sanità privata. In questo nuovo scenario il ruolo del Sistema Informativo sarà quello di gestire le interdipendenze tra vari setting assistenziali, in parte gestiti dal Pubblico, in parte dal Privato, al fine di consentire la disponibilità delle informazioni del cittadino in ogni fase del processo di cura e riabilitazione.

 

Secondo lei i protagonisti della Sanità sono pronti alle nuove sfide? Quali sono i principali gap da colmare e con quali leve?

A mio parere devono essere affrontati in modo diverso due problemi.

Il primo è di carattere culturale, legato alla funzione strategica dell’ICT intesa come pervasiva leva strategica di cambiamento. La Sanità sta cambiando anche rapidamente e l’Innovazione Digitale può favorire scelte strategiche, cambiamenti organizzativi, arricchimento di skill professionali. Vale a dire fare cose nuove con nuovi strumenti per migliorare efficacia e efficienza degli interventi sociosanitari, e nel contempo per favorire una maggior soddisfazione sia dei cittadini che ne utilizzano i servizi sia dei professionisti che li erogano. Per far questo bisogna superare un gap culturale sia delle Direzioni aziendali sia delle Direzioni ICT, che spesso utilizzano l’ICT come una commodity per risolvere problemi contingenti mentre oggi se vogliamo supportare i cambiamenti richiesti alle Aziende sanitarie è necessario attivare percorsi di “Digital Trasformation” che richiedono la progettazione di organizzazioni e servizi in modo diverso, utilizzando in modo pervasivo l’Innovazione Digitale e prevedendo competenze digitali diffuse.

Il secondo problema è legato al necessario investimento in ICT su cui la Sanità italiana è oggettivamente in ritardo: sostenere l’Innovazione Digitale richiede di poterla considerare non come “costo” ma come “prerequisto di funzionamento” senza il quale non è possibile svolgere le attività sanitarie in modo adeguato: per intenderci, nessuno chiede il ROI relativo alla predisposizione dell’impianto di gas medicali al letto del paziente, mentre si chiede il ROI per portare fibra ottica o il wi-fi al letto del paziente.

Ricerche empiriche e letteratura hanno evidenziato che la valutazione dei benefici dell’Innovazione Digitale in Sanità non può essere misurata mediante un approccio esclusivamente economico ma attraverso un approccio multidimensionale che oltre alla dimensione economica prenda in considerazione i benefici organizzativi, di miglioramento del trattamento del paziente in termini di appropriatezza, di riduzione del rischio clinico-assistenziale e di miglioramento della qualità, di empowerment del paziente a fini di compliance dello stesso al piano di cura. Solo una rinnovata consapevolezza dell’importanza dell’Innovazione Digitale come leva per sostenere il cambiamento e il reperimento di adeguate risorse (ricordiamo che in Sanità si spende in Italia circa l’1,1% del PIL contro una media UE del 2,5%) potranno oggettivamente sostenere il reale sviluppo di una Sanità Digitale.

 

Quali sono i modelli a cui possiamo guardare? Ci sono best case a livello anche europeo?

Non credo che esistano modelli di riferimento. Possiamo solo prendere atto, ad esempio per quanto concerne il livello di maturità dei Sistemi Informativi negli ospedali, che in Italia solo sei ospedali sono stati certificati al livello 6 del modello Emram di HIMSS (Health Information Management System Society) che viene utilizzato a livello internazionale per la valutazione della maturità ed estensione dell’Innovazione Digitale negli ospedali (il modello prevede 7 livelli, dal più basso 0 al più elevato 7). In proposito negli USA il 65% degli ospedali è classificato tra il 4 e il 6, mentre in Italia la maggior parte degli ospedali rientra nell’area tra 0 e 2.

E ancora, in Italia continuiamo a dibattere il tema del FSE, recentemente oggetto di uno specifico decreto ministeriale, mentre forse dovremmo concentraci sul garantire un livello di maturità minimale sia in termini funzionali che di sicurezza dei Sistemi Informativi delle Aziende sanitarie, che restano i produttori e i garanti di queste immense basi dati.

 

Con il supporto di NetConsulting cube avete realizzato una survey all’interno di un osservatorio, l’eHealth lab, che si pone come obiettivo quello di tracciare i trend di evoluzione dei Sistemi Informativi in Sanità. Quali considerazioni di massima sono emerse?

I primi risultati della survey evidenziano alcune tendenze: viene confermato il trend di centralizzazione della Sanità, che sta però avvenendo in modo difforme e spesso non chiaro da regione a regione; le soluzioni intraprese per l’area ICT non prevedono chiari modelli di ‘differenziazione verso integrazione’ o di ‘centralizzazione verso decentramento’; la spesa ICT resta mediamente molto al di sotto degli standard europei; i CIO sono chiaramente consapevoli delle sfide che li attendono, ma hanno un’anzianità anagrafica elevata e sono poco mobili, e ciò porta nuovamente a parlare di competenze, profili e ruoli.

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