Innovazione; una leva reale per lo sviluppo

Nov 29, 2016
 

Intervista a Maurizio Cuzari nel suo ruolo di Condirettore del mensile Digital Voice e di “curioso Digitale”

 

Qual è, dal tuo punto di osservazione, il livello di maturità nell’adozione di innovazione da parte delle aziende italiane?

Il mio sguardo sull’innovazione è sempre stato attento e, curioso come sono, mi ha fatto sempre scoprire cose nuove; ed il mio attuale ruolo di Condirettore di Digital Voice mi permette un ulteriore allargamento delle prospettive e maggiore profondità di scenario. Sono spesso in contatto diretto con i Responsabili dell’Innovazione delle aziende e, partecipando a numerosi convegni e dibattiti, ho l’opportunità di prendere atto direttamente di come le aziende approccino la Digital Tranformation e quali siano le modalità con cui gestiscono scouting ed engagement di aziende innovative.

Posso testimoniare, senza timore di smentita, che l’Impresa oggi indirizza in modo intenso e convinto processi e tecnologie a sostegno dell’Innovazione, non più solo per timore di “perdere il treno” ma soprattutto perché è maturata la convinzione che Innovazione sia sinonimo di futuro di maggior successo.

Molti casi sono resi pubblici: ne sono un esempio le iniziative di Fastweb e TIM, che dall’attività di sostegno alle start up hanno tratto spunti e piattaforme per la realizzazione dei nuovi portali di proposta di servizi e soluzioni Business; Enel ha un vasto programma, il “Fast track”, che attrae iniziative innovative che trovano ricaduta nei processi di produzione, distribuzione e gestione; il programma “Barilla goes Digital” è una leva chiave per trasformare l’azienda in una “Digital Enterprise”. E ancora: FCA ha strutturato dei piani di scouting ed engagement di aziende innovative con il coinvolgimento diretto del Business; Snam ha in corso il programma “Innovation in/out”, con ampio supporto di terze parti specializzate; Unicredit ha avviato una serie di programmi che indirizzano a 360° l’Innovazione non solo tecnologica ma anche di prodotto e servizio, e che vede nell’ICT una leva e non solo una destinazione; il Gruppo Amadori approccia Clienti e prospect sui social network, in linea con una digital strategy definita e gestita a quattro mani dalle funzioni Marketing e Ict.

Sono solo alcuni tra i tanti esempi che mi vengono in mente, e che si manifestano con prepotenza sul mercato. Non vi è dubbio che vada guardata con cauto ottimismo la crescita dell’interesse, delle strategie e delle modalità di ingaggio dell’Innovazione da parte delle aziende italiane; e questo avviene non solo fra le più grandi e complesse, ma anche nelle realtà medie e nelle nostre “multinazionali tascabili” di cui a pieno titolo andiamo fieri.

Sovente la ricaduta sul Business è diretta: scoprire, sostenere, finanziare, incubare, premiare start up di valore e realtà innovative è solo l’aspetto più evidente di un fenomeno che vede le imprese far partire POC ed adottare nuove tecnologie e nuovi processi.

Quali sono gli ingredienti che ti sembra debbano essere presenti nelle aziende per cogliere appieno i benefici di una Digital Transformation?

Così come tutte le buone ricette, anche per gestire e governare l’innovazione gli ingredienti devono essere di grande qualità ed equilibrati fra loro.

Da una parte è necessario che vengano introdotte in azienda figure nuove – Digital Marketing Manager, Innovation Manager ed altre ancora – che abbiano al contempo la capacità di dialogare ed essere riconosciuti dal Business e sappiano coniugare in modo ottimale ed efficace i nuovi paradigmi tecnologici a supporto dei processi e delle reali esigenze del Business.

Che vengano inserite in azienda figure “Digital”, peraltro non sempre “nativi digitali”, è un elemento importante ma non l’unico fattore di successo. E’ necessario che queste figure abbiano il giusto e convinto mandato dal Vertice aziendale, e che al tempo stesso pongano oltre misura attenzione a far si che il grado di accettazione interna dell’Innovazione proposta sia tanto elevato quanto condiviso, per evitare resistenze passive e tentativi di protezione ad oltranza delle comfort zone.

Un fattore non trascurabile è legato alla capacità di individuare quanto di meglio il mercato offra in termini di Innovazione; e questo taluni lo fanno con risorse interne – è ad esempio il caso di Enel, Intesa SanPaolo, Unicredit – ed altri con il supporto di specialisti che hanno nel DNA e nelle practice consolidate la capacità di scandagliare il mercato alla ricerca dei germogli nascenti di Innovazione.

Quali consigli è possibile dare alle aziende che stanno intraprendendo o pensano di intraprendere un processo di Digital Transformation?

Il punto chiave è nel fatto che le aziende credano veramente alle potenzialità dell’Innovazione, e non la perseguano alla stregua di una moda. Ciò significa capacità di studiare ed interpretare ciò che altri hanno già fatto, anche a livello internazionale: pensiamo ai benefici che General Electric ha ottenuto con il nuovo modo di sviluppare e gestire i prodotti per mezzo di “macchine connesse” e di analisi sui dati generati; a come Boeing e Avio utilizzino la stampa 3D “sottrattiva”; a come l’industria automobilistica, FCA compresa, stia indirizzando il tema della connected car, in cui il Digitale la fa da padrone.

È fuori discussione che alcuni settori siano impattati, o lo saranno a breve, in modo strutturale dalle mutazioni “Digital”; pensiamo ai Media, alle Banche, alla PA, al Turismo, alla Distribuzione. Cambieranno radicalmente i modelli di business e i prodotti e servizi. E l’Innovazione è alla base di cambiamenti epocali, non più solo futuribili e alcuni sono sotto gli occhi di tutti; ce lo insegnano, fra i tanti, una Walt Disney all Digital, una Facebook che ha recentemente ottenuto l’autorizzazione ad operare come “banca”, Amazon ed Alibaba e tanti altri ancora.

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