Le imprese innovative come leva competitiva

Nov 29, 2016
 

di Vittorio Arighi, Practice Leader di NetConsulting cube

Come migliorare i processi di adozione di innovazione nelle aziende italiane

Nel corso degli ultimi anni si è osservato un certo fermento all’interno dell’ecosistema dell’innovazione (da intendersi nella sua accezione più ampia), a livello sia nazionale che internazionale.
Il numero di start up ed imprese innovative è in continua crescita e, per alcune, si iniziano ad intravedere i primi risultati in termini di attività (POC, progetti) e, di conseguenza, anche i primi riscontri economici e di mercato.

Gli osservatori sull’ecosistema dell’innovazione curati da NetConsulting cube ci spingono però a smorzare facili entusiasmi e a proporre una serie di considerazioni, di interesse per le aziende sia della domanda che dell’offerta. Queste considerazioni puntano ad identificare alcuni ambiti di attenzione e di miglioramento, funzionali da una parte a favorire un aumento di attività progettuali in innovazione e, dall’altra, alla generazione di valore per il business, “conditio sine qua non” vincolante alla loro attuazione.

Facendo riferimento, in primis, alle aziende utenti che vedono nell’innovazione un supporto alla generazione di profitto o al contenimento dei costi, le aree di attenzione sono riconducibili ai seguenti ambiti:

  1. Conoscenza dell’ecosistema dell’innovazione a livello mondiale
  2. Modalità di ingaggio e gestione del rischio
  3. Governo delle attività
  4. Riconoscibilità verso il business

Per quanto concerne il primo punto, legato alla conoscenza e consapevolezza di cosa il mercato stia offrendo in termini di innovazione, la sensazione è che vi siano ancora forti lacune da colmare. Spesso le aziende, soprattutto le grandi, si affidano a grandi Player IT che hanno la forza e le competenze per indirizzare direttamente esigenze di tipo innovativo, generando però una visione parziale del mondo.

Alcune aziende fanno innovation scouting solo se si presenta un’esigenza in una specifica area, perdendo di vista l’ecosistema nel suo complesso e limitando gli stimoli che possono generarsi a prescindere dal fatto che vi sia un bisogno contingente.

Inoltre, spesso, le aziende non riescono ad allocare risorse per fare attività di technology scouting a compendio delle soluzioni già in essere in azienda. Alcune, tipicamente quelle di medie dimensioni, oltre a non potersi permettere risorse allocabili su questo tipo di attività, non hanno, se non in casi sporadici, neppure la capacità di individuare in modo autonomo le soluzioni innovative emergenti.

Il secondo punto (“modalità di ingaggio”) è molto delicato e riteniamo debba essere affrontato con maggiore decisione da parte delle aziende utenti. Solo pochi, infatti, hanno implementato a livello organizzativo delle logiche che permettano di gestire in modo più agile l’ingaggio delle aziende innovative rispetto alle regole utilizzate per governare l’adozione dei grandi ICT Player. Ciò significa, tra l’altro, rivedere il processo di qualifica, ridurre i limiti legati ad addetti e fatturato generato ed accettare il rischio progettuale e finanziario senza che tutto debba essere mandatoriamente sorretto da solidi Business Plan e da ROI definiti nei minimi dettagli.

Questo significa cambiare le regole del gioco, investire, implementare organizzazioni e skill differenti rispetto a quelli oggi presenti e consolidati all’interno delle aziende della domanda. È necessario coltivare un differente mindset delle persone e portarle a considerare anche il fatto, cosa che le aziende stanno facendo marginalmente, che l’innovazione non serve solamente ad ottimizzare, migliorare e generare nuovi processi di business ma può anche giocare un ruolo fondamentale nel supporto alla creazione di nuovi concept e prodotti.

Tutto ciò si ricollega al terzo punto che le aziende dovrebbero cercare di indirizzare con maggiore attenzione e che riguarda aspetti operativi e di governance delle attività. Per far sì che l’innovazione generi tutti i benefici per cui è stata pensata e progettata, è importante che le aziende sappiano dove vogliono arrivare (perché sono loro i detentori del know how sui processi di business) ed insieme al partner tecnologico indirizzino congiuntamente gli obiettivi che si sono prefissati. Questo presuppone una capacità di governance ed indirizzo che, troppo spesso, è stata delegata per lungo tempo a qualche fornitore di fiducia, con conseguente perdita di skills tecnici e di indirizzo strategico.

La mancanza di riconoscibilità e la distanza con le funzioni di business diventa quindi il limite principale alla diffusione di innovazione nelle aziende. Ciò risulta chiaro nell’implementazione ed utilizzo di prodotti e servizi prettamente IT oriented, dove i decisori, nelle regole aziendali, sono rappresentati dai CIO e dai Responsabili delle singole strutture. La capacità di presentarsi con il giusto mandato e la giusta sponsorship, oltre che con proposte interessanti per il business, è invece ancora tutta da studiare ed implementare. Ad oggi, in Italia, si contano sulle dita le aziende che hanno strutturato programmi di innovazione con mandato di tipo Top-Down e cioè, volendo un po’ estremizzare, dove l’innovazione non è proposta ma imposta.

Inoltre, troppo spesso, la mancanza di fiducia verso l’IT si manifesta in un ingaggio in autonomia, da parte del business, di aziende innovative, con conseguenti ricadute negative sulla sicurezza e sull’omogeneità dei sistemi aziendali.

Se all’interno delle aziende che vorrebbero utilizzare e beneficiare dell’innovazione presente sul mercato, i punti e le aree da migliorare sono ancora tanti, anche l’ecosistema dell’offerta deve fare attenzione ad alcune lacune che potremmo considerare, almeno per le aziende italiane, di tipo quasi sistemico.

In primo luogo, le aziende innovative hanno una focalizzazione, in termini di investimento, estremamente sbilanciata sull’offering (prodotto o servizio che sia) mentre trascura, in modo evidente, attività, risorse e competenze necessarie per far sì che questo offering possa essere “scaricato a terra” e generare i suoi frutti. Da questo punto di vista, è possibile affermare che, come la domanda non conosce a fondo il sistema dell’innovazione che la circonda, in maniera speculare anche il sistema di innovazione non detiene gli strumenti per entrare in contatto facilmente con la domanda e con le figure corrette all’interno delle aziende utenti.

Spesso lo sviluppo delle soluzioni proposte non incorpora i caratteri distintivi che le aziende della domanda cercano. Se l’innovazione è facilmente replicabile e non coperta da Intellectual Property, è probabile che la domanda si appoggi su fornitori più consolidati, che le garantiscono maggiore tranquillità.

In molti casi la scalabilità, soprattutto in ambito servizi, può diventare un ostacolo significativo all’adozione.

Quando l’ecosistema della domanda e dell’offerta riusciranno a smussare e ad indirizzare in modo migliore tutte le aree sopra segnalate, potremmo assistere ad una nuova wave di adozione ed utilizzo delle tecnologie, sempre se utili e funzionali al business, perchè questa è la condizione di partenza.

I vincoli culturali e linguistici, oggi ancora predominanti nelle aziende della domanda, sono destinati a ridursi nel tempo con l’ingresso dei millennials nel mondo del lavoro. Le iniziative e i progetti di successo, già ampiamente a disposizione, ci insegnano che l’innovazione deve diventare una delle leve primarie di competitività delle nostre aziende. Se così non sarà, avremo perso un treno importante nella possibilità di usufruire di eccellenze, peraltro anche presenti sul territorio italiano (vedi ambiti quali robotica e semantica) che invece avremmo il dovere, anche come Paese, di coltivare, promuovere e favorire.

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