Il futuro dei Data Center e la necessità di mediare tra strategie, esigenze di Business, macro trends e barriere finanziarie e tecnologiche

Mag 30, 2016
 

di Federica Mazzocchi, Senior Analyst di Sirmi

 

 

 

Concentrare i data center o moltiplicarli? Investire in infrastrutture da gestire in casa o affidarsi a servizi esterni? E in quale misura l’una o l’altra opzione, e con quale priorità?

La decisione di come gestire il proprio data Center dipende da molteplici fattori, a partire dalle strategie aziendali e dal ruolo attribuito all’IT a sostegno dello sviluppo del Business.

Con un budget ICT che in Italia non raggiunge in media l’1,5% del fatturato, le Aziende sono obbligate a gestire gli investimenti in base ad un ordine di priorità. E’ cambiato nel corso degli anni l’atteggiamento nei confronti della tecnologia ed oggi sono tante le organizzazioni hanno abbandonato o stanno abbandonando un approccio di tipo conservativo, improntato sulla gestione dell’esistente, cercando di ottimizzare i costi, a favore di un approccio che, da un lato, mira a far evolvere il data center in termini di una maggiore flessibilità, agilità e scalabilità in risposta alle mutate richieste provenienti dal business e, dall’altro, punta allo sviluppo di progetti innovativi basati sul digitale.

La volontà di procedere alla Digital Transformation spinge le Aziende a porre particolare attenzione alla ristrutturazione, al rinnovamento e all’evoluzione del sistema informativo e in particolare alla componente di Data Center. Il tema cruciale e che crea discussione è come procedervi correttamente.

Vi è chi punta tutto sul replatforming, sull’automazione sempre più spinta delle infrastrutture interne dedicate all’erogazione di potenza di calcolo e di capacità di archiviazione, sul modello “software defined infrastructure”, e chi, invece, punta tutto sui Cloud Services.

L’analisi del mercato evidenzia che ad oggi gli interventi sul Data Center non vanno necessariamente in una sola direzione, preferendo spesso le Imprese mediare tra le varie possibilità; alcune realtà si limitano ad aggiornare poche infrastrutture per renderle più flessibili nella gestione dei carichi di lavoro, mentre procedono al consolidamento e alla virtualizzazione di tutte le altre infrastrutture; un numero crescente di aziende si propone invece di rendere il Data Center più produttivo, flessibile e automatizzato, sfruttando le soluzioni Software Defined nelle aree Computing, Storage e Networking oppure le tecnologie iperconvergenti, senza per questo rinunciare alla possibilità di sfruttare i Cloud Services, facendo proprio un modello di IT sempre più Hybrid, in cui le risorse interne, fisiche o virtualizzate, sono integrate a quelle disponibili in Cloud.

Oggi il Cloud non fa più paura e non c’è azienda che non abbia valutato la possibilità e l’opportunità di utilizzare risorse as a service; non solo, il processo di “cloudification” è più veloce nelle realtà in cui è maggiore il coinvolgimento del Top Management, capace di valorizzare il Cloud in termini di business e di guidare un cambiamento che non impatta solo sull’IT, ma su tutta l’azienda. Inoltre si inizia a percepire il Cloud come un insieme di funzionalità che vanno ben oltre l’IT optimization per diventare una soluzione capace di soddisfare molteplici esigenze di business grazie all’orchestrazione di servizi IaaS, PaaS e SaaS.

Un altro tema da considerare è l’impatto dei Big Data e dell’IoT sul Business e conseguentemente sul Data Center. Gli individui generano incessantemente dei dati, sia volontariamente, come nell’uso dei social media, sia inconsapevolmente, come nell’uso di bancomat, carte di credito, passaggi autostradali, smartphone, ecc. Altri dati sono prodotti dalla macchine – quali sensori, satelliti, contatori, ecc. – all’interno dei più diversi settori, dalla meteorologia alla geografia, dai consumi energetici alla salute, dai trasporti alle statistiche. Il mondo dei Big Data rappresenta una leva per l’Innovazione, come riconosce la stessa Commissione Europea, attraverso il programma Horizon 2020, che mette a disposizione 66 milioni di euro in bandi per progetti innovativi sui Big Data.

Se è vero che entro il 2020 gli oggetti intelligenti collegati alla rete nella Internet of Things saranno oltre 25 milioni e il mondo dei Big Data è destinato ad “esplodere”, i Data Center devono attrezzarsi per gestire, analizzare e tenere in sicurezza un volume di dati che oggi ben poche organizzazioni, per lo più di carattere scientifico, sono in grado di elaborare.

Ma che cosa vuol dire attrezzare i Data Center per i Big Data e l’IoT? Secondo la legge di Moore, le prestazioni dei processori raddoppiano ogni 18 mesi, per cui ciò che oggi è considerato “voluminoso” potrebbe non esserlo più in futuro; tuttavia, poiché sono ancora relativamente lunghi i tempi per la trasmissione in rete dei dati, per elaborare anche pochi terabyte occorre distribuirli su un numero molto elevato di macchine. Questo fatto mette le aziende di fronte alla scelta se acquistare ulteriori apparati e spazi aggiuntivi di data center oppure optare per il ricorso a risorse computazioni disponibili sotto forma di servizio, con costi mensili o pay per use.

Sono sempre più numerose le organizzazioni che decidono di spostare i carichi di lavoro generati dai Big Data su una piattaforma Cloud capace di erogare non solo potenza elaborativa e di archiviazione, ma anche Analytics ed un’intelligenza di tipo Cognitive.

Un ulteriore aspetto da considerare nella definizione della strategia evolutiva del Data Center è che qualunque intervento sul Data center deve essere gestito valutando la spesa per il consumo energetico, il livello di affidabilità e sicurezza che si intendono garantire e la modularità dell’infrastruttura di Data Center.

Gli eventuali apparati server e storage che vanno ad aggiungersi a quelli attuali aumentano inevitabilmente il consumo di energia e la relativa spesa, così come aumentano le esigenze di raffreddamento. Per controllare la spesa elettrica senza incidere negativamente sul livello di raffreddamento, si può pensare di far ricorso a macchine sempre più green e ad economizzatori a basso impatto energetico per il raffreddamento ad alta intensità, che tuttavia richiedono un investimento elevato, spesso superiore al risparmio conseguibile, anche nelle organizzazioni di grandi dimensioni.

I costi di condizionamento stanno spingendo i Big Player del mondo IT ed Internet a cercare soluzioni alternative al problema: vi è chi ha già costruito Data Center in Lapponia dove la temperatura media annua di 2 gradi centigradi garantisce l’aria fredda essenziale per rinfrescare i server e chi invece sta sperimentando la collocazione di Data Center in fondo agli oceani, dov’è possibile sfruttare, oltre alle basse temperature ambientali, anche l’energia pulita e a basso costo fornita dalle onde e dalle maree.

Per quanto riguarda il livello di affidabilità e sicurezza dei Data Center, l’organizzazione “Uptime Insitute”classifica queste strutture in quattro livelli, dei quali il Tier IV offre il massimo livello di disponibilità delle risorse ed una ridondanza integrale, a copertura anche dei circuiti elettrici, di raffreddamento e di rete, permettendo di far fronte ad incidenti tecnici di grave entità senza mai interrompere la disponibilità dei server; ovviamente lo scenario ottimale garantito dal Tier IV comporta un investimento che può essere messo a budget solo per i Data Center di iper-scala necessari a quelle realtà il cui business è incentrato sul dato o sull’erogazione di servizi di Data Center.

Le Aziende che non possono (o non vogliono) impegnarsi nella costruzione di un Data Center Tier IV, ma non intendono rinunciare alla possibilità di avvantaggiarsi di un’infrastruttura con queste caratteristiche, si possono rivolgere ai grandi Service Provider del mercato ICT che ne possono vantare uno o più di uno, oppure possono pensare di trasferire il proprio sistema informativo all’interno di Internet Park, dei grande campus tecnologico (in Italia sono già attivi quello di Wholedata e quello di Data4) che operano in totale indipendenza dai player del mercato ICT e con un portafoglio d’offerta che comprende l’affitto di interi edifici, sale riservate e servizi di colocation, dedicata o condivisa.

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