Il Crowdsourcing: un nuovo modo per accedere a competenze IT

Feb 25, 2016
 

di Mariafilomena Genovese, Project Manager di NetConsulting cube

 

 

 

Intervista a Rosario Gambardella, Direttore Generale di Clariter e co-fondatore di Crowdville

I risultati dell’Osservatorio delle competenze digitali mettono in discussione i canali tradizionali di ricerca di nuove competenze e le logiche che hanno caratterizzato finora la formazione. Occorrono modelli innovativi che consentano di dare risposta alle criticità evidenziate e, allo stesso tempo, siano in linea con il processo di cambiamento in atto. Il Crowdsourcing verticale – esternalizzazione di attività, finalizzata ad un risultato chiaro e circoscritto, a diverse persone che, con il loro talento, capacità e strumenti propri, possono aumentare, in modo sostenibile, le capacità complessive di una organizzazione, offrendo anche punti di vista nuovi – è sicuramente un modello innovativo di accesso a nuove competenze.

Abbiamo approfondito questo tema con il dott. Gambardella, Direttore Generale di Clariter e co-fondatore di Crowdville, innovativa start-up londinese che risiede nel Google’s Campus di Londra, agglomerato di innovatori.

Dott. Gambardella, ci spieghi quali sono le logiche del Crowdsourcing di Crowdville, quali ambiti applicativi va a coprire, quale il ruolo di Clariter?

Il modello di Crowdville si basa su due fattori fondamentali: la piattaforma di Crowd Collaboration, ove si attestano i potenziali “fornitori” di competenze (Crowders), un know how specialistico nella creazione e gestione di community molto grandi. Crowdville ha lo scopo di fornire una pila di servizi verticali, offerti da comunità di persone, densamente connesse, segmentate e gestite. Per meglio rispondere alla domanda di servizi verticali da parte dei suoi Clienti, Crowdville si avvale di esperti, locali, nei diversi segmenti di mercato. Uno degli ambiti di applicazione di questo modello, che è anche un caso di successo, è rappresentato dal Crowdsourcing focalizzato sulla qualità dei prodotti e dei servizi (Crowdtesting, QoE, QoS, WEB & Social Reputation) e sul loro successivo posizionamento digitale. In tal caso, Crowdville si avvale di Clariter come partner con forte specializzazione su “Software e Service Quality Assurance” & “Digital Marketing”.

Come si usa la piattaforma, come si riesce a monitorare le attività di sviluppo/progettuali?

Il modello è orientato allo sviluppo di uno stack di servizi verticali, che possono essere creati sia partendo da specifiche esigenze dei CIO nostri clienti (modello Top-Down o deduttivo), sia partendo da analisi che il team di Crowdville esegue continuamente sulle caratteristiche della community e che consentono di fare nuove proposte ai clienti (modello Bottom-Up o induttivo). Il CIO accede a questo modello ma non si deve occupare della community, non la deve gestire, interfaccerà service manager esperti di Crowdville e/o partner di Crowdville (aziende locali con esperienze nell’industry di riferimento). Insieme si costruirà il servizio da gestire in Crowdsourcing, ivi inclusi gli strumenti di controllo e di verifica che il CIO avrà a disposizione per monitorare i risultati. Successivamente, si procederà come nei modelli di outsourcing classici: l’organizzazione del servizio e la corretta esecuzione delle attività correlate restano di responsabilità del Sourcer (Crowdville e Clariter).

Come risponde questo modello ai gap di competenze per un’azienda o un ente della PA?

Questo modello dà la possibilità di fruire di competenze a condizioni più efficienti e meno onerose, poiché basato su persone, anche professionalità molto alte, che offrono “piccoli interventi” nel tempo libero. E’ efficace perché basato sulla competizione delle risposte: tutti i Crowders possono fornire lo stesso servizio, solo i più veloci ed i più bravi saranno adeguatamente remunerati. Il compito degli esperti Crowdville è quello di coinvolgere per ogni singolo servizio il maggior numero possibile di persone, nell’ottica di aumentare la competizione e quindi la qualità del servizio prodotto. Si tratta di un modello che consente, molto spesso, di osservare modi nuovi di risolvere un problema o di eseguire un’attività per un servizio, offre quindi nuove idee e spunti innovativi. Offre un approccio interdisciplinare, interdipartimentale e inter-industria. Abbiamo, ad esempio, colto moltissimi spunti da esperti di software bancario quando questi lavoravano su sistemi di pagamenti e fatturazione in ambito Telco e Media.

Il modello Crowdsourcing, se ben implementato, eseguito da esperti di Crowd e del settore di riferimento, genera flessibilità e accesso a competenze “virtualmente infinito”.  Crowdville e Clariter offrono un modello di offshore, tipico di Crowdville, innestato in un modello tradizionale di onshore (Project Management, Industry expertise, vicinanza fisica e di competenze col cliente) proposto da Clariter.

Che tipo di riscontro state avendo, in Italia e all’estero?

Siamo partiti con questa iniziativa nel 2015, focalizzando la nostra offerta sul posizionamento di prodotti e servizi dei nostri clienti.

Ci siamo appassionati al tema della qualità intrinseca e percepita (qualità reale) di prodotti e servizi fornendo una serie di servizi fruibili e semplici ma ad elevata “resa” per il miglioramento di tale qualità. I servizi offerti in tale area riguardano Software Testing, incluso naturalmente il Crowdtesting, la rilevazione del QoE e della customer experience, la rilevazione continua del QoS e della Reputation di tali servizi.

I risultati per le aziende clienti sono importanti e tangibili: riduzione drastica della difettosità riscontrata in esercizio, riduzione dei commenti negativi sul web e sui social.

Il successo riscontrato finora credo sia dovuto al modello duale: modello misto che prende il meglio del “tradizionale” e del “Crowd” e propone uno stack di soluzioni effettive, efficaci e facili da usare, nel senso che sono semplicemente “connettibili” ai processi esistenti, semplificando il change management legato a percorsi di innovazione.

I riscontri sono molto positivi sia in mercati maturi (es. UK e Italia) sia in mercati emergenti (es. Polonia e Balcani).

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