Il Cloud Infrastrutturale: quante aziende si rivolgono ad un Cloud Service Provider? Sono soddisfatte?

Set 28, 2015
 

di Alessandro Croci, Senior Analyst di NetConsulting cube

 

di Federica Mazzocchi, Senior Analyst di Sirmi

Nel mese di settembre 2015, NetConsulting cube ha lanciato una breve web survey rivolta ai decisori delle aziende con l’obiettivo di capire quanto è diffuso tra le imprese italiane il ricorso ai Cloud Services di tipo infrastrutturale messi a disposizione dai Cloud Service Provider ed il relativo livello di soddisfazione.

Dall’indagine emerge che il servizio IaaS attualmente più diffuso (Figura 1) è quello dei server as a service (il 38,3% delle aziende sta già facendo uso di risorse computazionali erogate sotto forma di servizio), mentre i Cloud Services di tipo infrastrutturale sui quali si concentrano le attese di investimento fanno riferimento all’erogazione as a service di componenti storage, di soluzioni di backup e di disaster recovery.

Questi dati vanno interpretati avendo presente il diverso approccio al Cloud delle Imprese italiane.

Molte Aziende avviano il processo di migrazione verso il Cloud implementando dapprima una piattaforma Cloud di tipo Private, gestita dall’organizzazione IT interna su infrastruttura proprietaria, così da poter tenere in house Applicazioni e Core Business, avvalendosi invece dei servizi IaaS erogati dai Cloud Service Provider per l’esternalizzazione delle attività complementari, a supporto e a tutela del Business; il risultato di questo approccio è un ambiente Cloud di tipo ibrido, che richiede l’integrazione tra la piattaforma di Private Cloud e quella di Public o Virtual Private Cloud.

Le aziende che invece hanno sperimentato per anni la gestione in outsourcing del loro sistema informativo, apprezzandone i vantaggi, tendono a proseguire sulla strada dell’IT sotto forma di servizio, decidendo di spostare le loro applicazioni sulla piattaforma del Cloud Service Provider che offre loro le migliori garanzie in termini di SLA di servizio e di sicurezza, generalmente associate a servizi di tipo Virtual Private Cloud.

E’ indubbia la preferenza delle Aziende italiane per i servizi Cloud di tipo Virtual Private (Figura 2), come dimostra la web survey, dalla quale emerge che a farne uso è il 68% delle Aziende, mentre i servizi di Public Cloud sono impiegati dal 44% delle Aziende; da questi stessi dati si evince che in diverse organizzazioni si ricorre contemporaneamente al Public Cloud e al Virtual Private Cloud, scegliendo l’uno o l’altro in funzione delle esigenze di Business, dei requisiti tecnologici e degli ambiti di applicazione, con il vantaggio di catturare il Valore offerto da entrambi i modelli.

Per quanto riguarda il livello di soddisfazione dei servizi IaaS in uso, si rileva (Figura 3) che mediamente il giudizio è positivo: i servizi non vengono giudicati ottimi, ma certamente buoni (per il 58% delle Aziende) o abbastanza buoni (per il 21% delle Aziende). Indagando gli aspetti che non soddisfano o non soddisfano abbastanza, la web survey evidenzia (figura 4) due problemi principali: il primo e più importante fa riferimento al supporto offerto al Cliente in termini di reattività e di efficacia, mentre il secondo alle funzionalità offerte.

Oltre il 50% delle Aziende lamenta la mancanza di un supporto immediato da parte del Cloud Provider a fronte di una richiesta di assistenza, mentre il 47% segnala l’erogazione di un supporto non efficace o non abbastanza efficace. Questi dati evidenziano un aspetto critico dei servizi di Cloud Computing: chi gestisce le Operations? Quando i servizi IaaS in uso sono di tipo unmanaged tutte le attività di configurazione e gestione delle macchine virtuali sono a carico del Cliente, che in molti casi non è in grado di operare in completa autonomia, specie nelle aziende di piccole e medie dimensioni. Diventa dunque critico il supporto del Cloud Service Provider e quando quest’ultimo non si rivela all’altezza delle aspettative, ad essere danneggiato è il Cliente che non solo non riesce a liberarsi completamente della complessità dell’IT, ma si trova anche a dover gestire una serie di operazioni IT del tutto nuove o per le quali non ha le adeguate competenze.

Il secondo aspetto dei servizi IaaS che, per ordine di importanza, non soddisfa abbastanza le Aziende è relativo alle funzionalità offerte, che si rivelano insufficienti rispetto alle attese, e all’impossibilità di adattare il servizio proposto ai requisiti tecnologici e funzionali del sistema informativo; qualche esempio: talvolta il problema è legato all’impossibilità di configurare il servizio IaaS con il sistema operativo richiesto dall’applicazione che si vuole portare in Cloud; in altri casi è l’assenza di template specifici per ambienti Web o Database, oppure la non disponibilità di una soluzione automatica di backup. Queste criticità evidenziano la difficoltà di trovare un giusto compromesso tra le caratteristiche tipiche del modello Cloud, standardizzazione e industrializzazione del servizio, e le esigenze delle Aziende utenti che, pur apprezzando il Cloud, faticano ad abbandonare un paradigma IT basato sulla progettualità e sulla personalizzazione delle soluzioni IT.

E’ interessante evidenziare anche una terza area di relativa insoddisfazione: si tratta del mancato risparmio realizzato con i servizi IaaS rispetto alle corrispondenti soluzioni on-premise, segnalato dal 40% delle Aziende; questo risultato non sorprende in quanto la preferenza per le soluzioni di Virtual Private Cloud e tra queste per quelle managed determina inevitabilmente un aumento del prezzo del servizio, imputabile alle componenti di progettualità, personalizzazione e gestione del servizio.

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