La domanda di competenze digitali nelle aziende e nella PA in Italia

Giu 23, 2017
 

Diego Pandolfi - pubblicità digitale

di Diego Pandolfi, Analyst di NetConsulting cube

 

 

 

La terza edizione dell’Osservatorio delle Competenze Digitali, realizzata in parte da NetConsulting cube per conto di Agid e delle associazioni Aica, Assinform, Assintel e Assinter, si è posta l’obiettivo di rilevare il quadro della situazione italiana in merito ai requisiti delle professioni future, al gap di professionisti ICT, alle caratteristiche dei percorsi di formazione dei laureati e di aggiornamento della forza lavoro. Inoltre, è stata condotta da NetConsulting cube una ricerca sul campo, sulla domanda di competenze da parte di fornitori ICT, di aziende private e di Enti della Pubblica Amministrazione. I risultati confermano l’urgenza di agire e ispirano le proposte che l’Osservatorio vuole suggerire per potenziare le politiche avviate e meglio allineare l’offerta formativa alla domanda di competenze digitali.

 

Le competenze digitali negli annunci di lavoro sul web

Innanzitutto va segnalata un’importante novità introdotta nell’edizione 2017 dell’Osservatorio: l’analisi delle Web Job Vacancy attraverso tecniche avanzate di Big Data, condotta da CRISP – Università degli Studi di Milano Bicocca, che ha confermato come le competenze digitali siano sempre più richieste e non solo nelle professioni ICT. Da quest’analisi infatti emerge una forte pervasività delle competenze digitali sia nella domanda di professioni ICT nell’ambito degli annunci di lavoro pubblicati online (confermata da uno “Skill Digital Rate” medio del 68%) sia negli annunci di lavoro per le professioni non-ICT: questa è stata calcolata su più di 600 mila annunci nelle aree dirigenziali, intellettuali, scientifiche e tecniche, in termini di competenze digitali di base, competenze digitali per la comunicazione, competenze nell’utilizzo di strumenti per il supporto ai processi operativi e decisionali e competenze tecniche ICT. In questo caso, l’incidenza delle skill digitali arriva a valori di picco del 35% nelle professioni in cui l’ICT riveste un ruolo sempre più abilitante lo svolgimento delle mansioni oggi richieste in azienda.

 

L’analisi sul campo: la domanda di competenze digitali nelle aziende e negli Enti della Pubblica Amministrazione in Italia

NetConsulting cube ha condotto una ricerca diretta su aziende fornitrici di soluzioni e servizi ICT, su aziende del settore industria e servizi e su Enti della Pubblica Amministrazione con l’obiettivo di indagare i driver che oggi spingono a potenziare e a rinnovare le competenze, ma anche per capire quali sono i profili e le soft skill più critiche, come le difficoltà che le aziende e gli Enti si trovano ad affrontare per introdurre o formare nuove competenze e le azioni messe in atto per colmare il gap.

In base ai risultati dell’indagine, il bisogno di potenziare e rinnovare le competenze è essenzialmente legato all’innovazione: di prodotti e servizi, di processi e di strategie, il tutto in ottica digitale. Per i fornitori ICT, un aspetto molto rilevante è l’evoluzione della loro offerta con l’obiettivo di rispondere ai nuovi bisogni delle aziende clienti, che chiedono sempre più un supporto non centrato solo su architetture e sistemi, ma ormai orientato alle evoluzioni del business, delle strategie, dei canali di relazione con i clienti. Per le aziende industriali, le principali innovazioni sono orientate maggiormente verso i processi produttivi (per alcune grandi realtà in logica Industria 4.0), che portano poi anche all’innovazione dei prodotti; meno importante è la digitalizzazione del rapporto con il consumatore finale, in quanto intermediato dalla grande distribuzione o da un canale di rivenditori/agenti. Le aziende che operano nel settore dei servizi, invece, oltre che sull’innovazione dell’offerta puntano alla revisione delle strategie di interazione con il cliente in logica digitale, aspetto strettamente legato al miglioramento della Customer Experience. Gli Enti della Pubblica Amministrazione sono invece concentrati sull’innovazione e sulla digitalizzazione dei servizi a cittadini e imprese: iniziative come PagoPA, SPID, Fascicolo Sanitario Elettronico confermano le risposte fornite nell’indagine sul campo.

Tutte queste evoluzioni impattano in maniera significativa la domanda di competenze digitali, da allocare sia nelle funzioni ICT, sia nelle altre aree aziendali, “core” e trasversali. Le competenze più critiche per tutti i soggetti intervistati sono nelle aree della definizione strategica, della gestione del cambiamento, dell’innovazione e della sicurezza. Dunque le nuove competenze richieste non sono afferenti alle sole aree tecnologiche, sono funzionali ad attività strategiche e innovative di più ampio respiro. La gestione della sicurezza, e in particolare della Cyber Security, genera ad esempio una necessità di competenze adatte alla definizione di politiche, di strategie e di programmi di security e la conseguente capacità di gestione, di coordinamento e di pianificazione. Le criticità nelle competenze di coordinamento e di pianificazione portano inoltre a dare grande enfasi alle Soft Skill. A queste viene riconosciuta, infatti, la stessa importanza attribuita alle competenze tecnologiche (per i fornitori ICT) o addirittura un’importanza maggiore (per le aziende del settore servizi e per gli Enti della Pubblica Amministrazione).

Figura 1 – Le competenze maggiormente critiche per fornitori ICT, aziende e Enti

Fonte: NetConsulting cube – Osservatorio delle Competenze Digitali 2017

 

Ma quali sono oggi i profili che le aziende italiane considerano critici?

Per le aziende dell’offerta ICT, sono strategici i profili di Business Analyst, Project Manager, Security Advisor e Data Scientist. Seguono profili più tecnologici: Appication Developer, Enterprise Architet/Architect Engineer, System Administrator/Engineer, Sistemista e Database Administrator. Risultano importanti quindi competenze di processo e capacità di definire progetti tecnologici abilitanti e percorsi di trasformazione e di innovazione. Per le aziende del settore industria e servizi e per gli Enti pubblici sono invece prioritari profili più manageriali: Responsabile dei Sistemi Informativi, Responsabile della Sicurezza e Responsabile della Sicurezza delle Informazioni, in grado quindi di indirizzare le strategie IT e di gestire sicurezza, processi e risorse. Project Manager, Business Analyst e Data Scientist sono rilevanti nelle aziende industriali, del commercio e dei servizi. Negli Enti Pubblici sono invece maggiormente critici Project Manager, Security Engineer, Sistemista e System Administrator/Engineer.

I nuovi paradigmi tecnologici quali Cloud Computing, Big Data, Internet of Things, Robotica e Intelligenza Artificiale stanno inoltre facendo emergere nuovi profili specializzati, che nel breve-medio termine includeranno:

  • Cloud Security Architect, Cloud Architect/Cloud Solution Architect, Cloud Computing Consultant, Cloud Computing Strategist;
  • Cyber Security Consultant, Cyber Security Architect, Cyber Security Project Manager;
  • Big Data Architect, Big Data Scientist e Big Data Specialist;
  • IoT Consultant, Architecture Mobile & IoT Solutions Engineer, IoT Software Engineer;
  • Robotics & Automation Manager, Robotics System Engineer e Robotics Engineer;
  • Artificial Intelligence Software Engineer, Artificial Intelligence System Engineer.

Lo scenario messo in luce dall’analisi sulle aziende e sugli Enti italiani rileva diversi cambiamenti in merito alla domanda di nuove competenze e soprattutto la necessità di nuovi profili che siano in grado sia di lavorare nelle aree tecnologiche emergenti e maggiormente innovative, sia di supportare le aziende verso il cambiamento e verso una nuova strategia digitale. Nonostante questo, emergono diverse difficoltà con cui sia le aziende sia gli Enti della Pubblica amministrazione devono confrontarsi: innanzitutto, la mancanza di un mercato del lavoro strutturale che renda disponibile a costi sostenibili le nuove competenze necessarie; in secondo luogo i limitati budget disponibili in questo senso; e la Pubblica Amministrazione deve confrontarsi anche con un blocco delle assunzioni che non consente ampi margini di manovra nell’introduzione di nuovi profili. Un altro aspetto rilevante è la riconversione o l’eliminazione delle competenze che la trasformazione digitale rende semplicemente obsolete, con la conseguente necessità di riconvertire risorse già presenti in azienda con costi da sostenere per attività di formazione.

 

Trend futuri e professioni richieste

In futuro la digitalizzazione renderà necessario un mix più articolato di competenze, in cui skill di natura tecnologica si uniranno a soft skill quali pensiero critico, creatività e intelligenza emotiva, capacità di leadership e di gestione del cambiamento. Nuove figure come il Digital Strategic Planner, il Digital Manager, il Chief Digital Officer, l’Innovation Manager saranno in grado di contestualizzare e allineare strategie di business ed evoluzioni tecnologiche. Anche alle nuove professioni in ambito sicurezza (Cyber Security Manager, Cyber Security Expert, Responsabili della Sicurezza delle Informazioni) sarà richiesto di presidiare contesti eterogenei e in continuo cambiamento. Un ambito emergente e che in Italia avrà impatti anche sulla domanda di competenze sarà quello di Industria 4.0: i profili ricercati dovranno combinare competenze tecnologiche su più fronti (protocolli industriali, IoT, Cloud Computing, Big Data, Mobile App, Realtà Aumentata, Robotica e Security) e competenze più strategiche.

Oltre a quelle più specialistiche, future professioni di primaria importanza saranno l’Innovation Manager e il Chief Digital Officer. Quest’ultima figura è già stata ampiamente introdotta nelle grandi aziende italiane, con l’obiettivo di guidare la trasformazione delle aziende in ottica digitale, cercando di armonizzare processi e funzioni aziendali con l’obiettivo di una governance centralizzata e una visione strategica univoca.

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