I CIO sono pronti ad affrontare le sfide della Digital Disruption?

Apr 28, 2016
 

di Alessandro Croci, Senior Analyst di NetConsulting cube

 

 

 

La CIO Survey si pone da sempre l’obiettivo di rilevare ed analizzare i principali temi che caratterizzano l’attività dei CIO/Direttori Sistemi Informativi delle maggiori realtà private italiane.

L’edizione di quest’anno ha celebrato i 10 anni della Survey, da sempre realizzata da NetConsulting cube e, nel 2016, sponsorizzata da Capgemini Italia, Hewlett Packard Enterprise e TIM. La CIO Survey 2016 si è focalizzata sul tema della Digital Transformation e dei suoi impatti sul business ma è stata anche un’occasione per fare il punto sull’evoluzione che, nel corso degli ultimi anni, ha interessato il ruolo del CIO e dell’ICT all’interno delle aziende.

Quali sono le principali evidenze e gli aspetti di maggiore discontinuità emersi dalla Ricerca?

Come evidenziato nella Figura 1, il CIO e la sua struttura sono oggi coinvolti in una serie di attività ed ambiti che solo parzialmente in passato li vedevano protagonisti.

La struttura IT era considerata, prevalentemente, come il referente interno della tecnologia e si caratterizzava per interazioni decisamente limitate con le aree business.

Fig. 1 Gli ambiti di azione del CIO all’interno di un contesto di Digital Transformation

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Fonte: NetConsulting cube

Oggi stiamo assistendo ad un forte cambiamento: una relazione più frequente e più intensa tra CIO, Top Management e le linee di business nella definizione di strategie e programmi, che trovano nell’ICT l’elemento abilitante dell’innovazione del business.

A detta dei CIO intervistati, le priorità business più sentite sono infatti quelle in cui è più significativo il ruolo dell’ICT: innovazione (in tutte le sue declinazioni), miglioramento delle performance aziendali, miglioramento della conoscenza e della relazione con il cliente, creazione di nuovi modelli di business, nuovi prodotti/servizi e canali di vendita. La relazione tra strategia e ICT sta diventando sempre più stretta, rafforzata dal fatto che in oltre la metà delle realtà interviste il CIO è presente in prima persona negli executive board.

Questa nuova vicinanza tra IT e business sta portando ad evoluzioni significative e reali anche in ambito organizzativo: oltre l’85% delle realtà che hanno partecipato alla CIO Survey considera una necessità modificare la propria organizzazione in ottica “bi-modale”, andando ad affiancare alla struttura che garantisce la continuità nella gestione della macchina operativa strutture ad “assetto variabile” veloci e agili, in grado di assecondare paradigmi digitali come Mobile, Cloud e Big Data, solo per citare i cantieri digitali su cui le aziende stanno maggiormente investendo nel biennio 2015-2016.

La maggior parte di questi cantieri sono spesso inseriti all’interno di master plan/agende digitali aziendali che rappresentano esse stesse un cambiamento rispetto ad un passato in cui l’ottica di pianificazione progettuale era prevalentemente di breve periodo/annuale. Oggi, l’orizzonte temporale delle strategie è più lungo, in media 3 anni, e i master plan coinvolgono più linee di business.

La piena ed effettiva esecuzione dei master plan sta generando cambiamenti significativi su due fronti: quello delle competenze interne alle strutture ICT e quello degli interlocutori esterni, ovvero dell’ecosistema con cui l’ICT si relaziona.

Per quanto riguarda la necessità di nuove competenze e nuovi profili, i CIO hanno espresso la ferma convinzione che, oggi più che in passato, le imprese abbiano necessità di un cambiamento culturale oltre che tecnologico, per superare gli attuali gap e rinnovare le competenze disponibili in azienda.

Ma quali sono le competenze che oggi mancano nelle aziende e come individuarle sul mercato?

Ad aspetti e competenze prettamente tecnologiche (Data Science, Programmazione e Sviluppo Mobile, IoT, IT Security, Enterprise Architecture, Cloud Computing) si affiancano Governance, Project Management e Demand Management, ambiti in cui soft skill come problem solving, multitasking, gestione dei rapporti interpersonali e team working sono fondamentali.

Per quanto riguarda i profili professionali, la Survey rivela una carenza maggiore di Business Analyst, Business Information Manager (figure in grado di gestire e valorizzare il patrimonio di dati e informazioni disponibili), Security Manager e Security Specialist, Enterprise Architect e System Architect (fondamentali per rivedere l’architettura dei sistemi secondo nuove logiche in cui il Cloud è sempre più parte integrante) e Digital Media Specialist, necessari per sfruttare al meglio le potenzialità del Social e dei nuovi canali.

Per reperire sul mercato nuovi profili e competenze, le aziende stanno sfruttando sia canali tradizionali (come società di ricerca specializzate, network professionali e personali) sia nuove metodologie e tra queste spiccano gli Hackathon (maratone “innovative” in cui i partecipanti, organizzati in team, sono chiamati ad esempio a sviluppare nuove applicazioni) già utilizzati da vari CIO.

L’evoluzione delle competenze comporta per le aziende anche decisioni strategiche in merito alle risorse presenti nelle strutture ICT ed operanti su ambiti che nel medio periodo perderanno di importanza. Su questo tema la scelta dei CIO è prevalentemente orientata alla riqualificazione piuttosto che al ricollocamento in altre aree aziendali.

Un altro aspetto su cui la Digital Transformation sta producendo i suoi effetti riguarda l’ecosistema dei fornitori con cui si relazionano le Direzioni ICT.

Sugli ambiti più innovativi, si stanno affacciando sul mercato realtà specializzate su specifiche aree o tecnologie, Digital Agency e Start Up che sempre più si affiancano ai Global ICT Vendor. Questi ultimi, pur continuando a ricoprire un ruolo importante, dovranno cambiare il loro approccio all’insegna di una maggiore flessibilità ed agilità.

I segnali più forti di un cambiamento nell’ecosistema dei fornitori sono oggi rappresentati dal ricorso alle Digital Agency focalizzate sulle evoluzioni web, ma che hanno saputo integrare il loro offering “creativo” con le competenze tecnologiche.

A queste si associano sempre più Start Up innovative che, oltre a competenze specifiche, sono in grado di portare idee disruptive e capacità di sperimentare.

Solo cogliendo queste evoluzioni il CIO sarà in grado di mantenere il proprio ruolo di guida all’Innovazione dell’azienda: questa la convinzione di oltre l’85% dei CIO intervistati.

Questi prevedono, per il 2020, un CIO ancora presente e leader dell’Innovazione in azienda, anche se con un ruolo profondamente differente.

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