Blockchain: le opportunità oltre il Bitcoin

Mar 27, 2017
 

di Rossella Macinante, Practice leader di NetConsulting cube

 

 

 

Dall’anno della sua nascita, nel 2009, attribuita a Satoshi Nakimoto, si è parlato molto di blockchain soprattutto associandola ai Bitcoin, la cryptocurrency che vive e viene scambiata sulla piattaforma Blockchain. A partire dal 2014, molti attori di mercato, sia della domanda che dell’offerta, hanno cominciato ad esplorare e sperimentare le possibili applicazioni di questa tecnologia, valutandola come un’opportunità da cogliere.

Da un punto di vista esclusivamente tecnologico, la Blockchain è un registro pubblico decentralizzato (distributed ledger) in cui sono “registrate” le transazioni tra entità che partecipano alla Blockchain stessa (i cosiddetti nodi), senza che sia necessario alcuna verifica o controllo da parte di un’autorità centrale. Infatti, la sicurezza e la validità delle transazioni è implicita nella struttura e nella logica della Blockchain, in quanto le transazioni sono valide nel momento in cui vengono approvate dai nodi denominati Miners, gli unici ad avere questa facoltà, con diverse modalità che variano a seconda dell’algoritmo di validazione previsto dalla Blockchain. Da un punto di vista della struttura, la Blockchain è un Database Append Only in cui sono presenti blocchi di dati in sequenza cronologica, ciascuno dei quali include i contenuti essenziali della transazione. I blocchi sono crittografati e concatenati l’uno con l’altro (blockchain appunto).  Il database è gestito da una rete, che può essere pubblica (in caso di Bitcoin/Public Blockchain) o privata (Permissioned Blockchain) e in cui ogni nodo ha una copia del database.

A partire dal mondo bancario, primo a valutare le possibili applicazioni della Blockchain, nella versione privata ovvero chiusa tra membri di una community, per i pagamenti internazionali e anche per la gestione della financial value chain, la Blockchain sta suscitando interesse anche in altri settori e, pur persistendo problemi legati ad aspetti regolamentari, in particolare in Italia per il settore bancario, sono molti i benefici e le opportunità che lo sviluppo di servizi su Blockchain offre.

Il principale vantaggio riguarda la riduzione dei costi di intermediazione nel settore dei pagamenti, dal momento che si andrebbe ad eliminare la necessità di terze parti per la validazione della transazione, consentendo di gestire i pagamenti direttamente tra le banche coinvolte e con costi decisamente inferiori.

Lo stesso vantaggio si rileva anche nel trading (di energia e materie prime) che, se gestito su Blockchain tra i soggetti a monte e a valle della filiera, consente un notevole abbattimento di costi. La notarizzazione dei diritti di proprietà intellettuale attraverso la Blockchain sfrutta le caratteristiche di immutabilità e di inconfutabilità intrinseche nella stessa (una volta immessa nella Blockchain, la transazione non può più essere in alcun modo modificata).

Un ulteriore campo di applicazione, che a nostro avviso avrà un forte sviluppo, è l’IoT: la Blockchain consentirebbe di gestire in sicurezza le transazioni tra gli “oggetti” che compongono la rete IoT, oggi ancora molto esposta ai cyberattack.

Quelle citate sono solo alcune delle applicazioni e molte altre si stanno sperimentando, in consorzi costituiti da operatori del settore e aziende private e in consorzi o aggregazioni di aziende, prevalentemente appartenenti al mondo bancario: è il caso del consorzio R3 a cui hanno aderito le principali banche a livello mondiale. La crescita delle iniziative negli ultimi anni è stata tale da far supporre che ci sia realmente un’opportunità dietro la Blockchain, e non esclusivamente a vantaggio delle banche.  E se anche Google DeepMind, il lab di Google sull’intelligenza artificiale, sta adottando la Blockchain per tracciare e garantire sicurezza e privacy dei dati sanitari alla base del sistema di Machine Learning che sta realizzando per il Britain’s National Health, siamo portati a credere che nei prossimi anni questa tecnologia decollerà e diventerà uno standard.

Esistono, tuttavia, alcuni nodi da sciogliere, primo tra tutti quello della regolamentazione, che va indirizzato se si vuole uscire dall’ambito della sperimentazione. Ulteriori ostacoli riguardano la capacità computazionale richiesta per risolvere gli algoritmi di approvazione e la capacità di storage, che può arrivare a richiedere anche diversi petabyte, la velocità di transazione che non è per nulla real time, l’interoperabilità delle piattaforme. In ogni caso, perché la tecnologia diventi mainstream è necessario che si affermi uno standard, e su questo gli operatori non hanno ancora trovato un punto di convergenza.

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